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Oltre 30 allenatori di Counter-Strike bannati in un grande scandalo dell’eSport

DiHouseOfGamers

Ott 7, 2020
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Il dilemma dei nuovi eSports: come si garantisce l’integrità, la correttezza ed il fair play?

Anche se il mondo degli eSports è per larga parte riuscito ad attraversare indenne le conseguenze della pandemia globale, ci sono alcuni aspetti delle competizioni virtuali che sono finiti più volte al centro della discussione internazionale. E fra tutte le critiche rivolte alla formula dei tornei online, mal digerita dagli amanti dei palazzetti, ce n’è una che spicca sopra tutte le altre: come si garantisce l’integrità competitiva di un videogame se giocatori e membri dello staff risiedono a centinaia di chilometri l’uno dall’altro? Evidentemente il buon senso non basta: la ESIC, ovvero la Esports Integrity Commission, ha appena bandito da tutte le competizioni 37 coach di Counter Strike colpevoli di aver imbrogliato nel corso di partite ufficiali.

La ESIC è un’entità autonoma fondata nel 2016 per dirimere le questioni di cheating negli eSports.

IL FATTO – Chi non è avvezzo al mondo degli eSports potrebbe sottovalutare l’importanza di una figura come quella del coach. Invece, ancor più di quanto accade nel calcio, le strategie studiate e messe in atto dagli allenatori delle organizzazioni di eSports riescono spesso e volentieri a capovolgere l’esito di singole gare e intere competizioni. Per questo motivo i coach dello sparatutto Counter-Strike sono dotati di una speciale “inquadratura” attraverso la quale seguire l’azione di ciascun membro della propria squadra. Ebbene, a causa di un errore di sistema, agli allenatori era talvolta possibile conoscere perfettamente posizione e movimenti degli avversari, che poi riferivano ai propri giocatori. Nessuno l’avrebbe mai scoperto, non fosse per il fatto che in agosto il coach HUNDEN del team Heroic ha portato a casa l’ESL One di Colonia sbattendo fuori una dopo l’altra squadre ben più blasonate della sua.

Tutto ha avuto inizio quando il coach HUNDEN è stato preso in flagrante.

LE CONSEGUENZE – Una volta emersi i dettagli riguardo le modalità dell’imbroglio, la Esports Integrity Commission ha avviato un’indagine ufficiale con l’aiuto dell’arbitro Michal Slowinski, e ha iniziato a passare in rassegna decine di migliaia di demo per individuare tutte le situazioni sospette. Nel corso dell’ultimo mese, dopo aver esaminato dettagliatamente solo il 20% del materiale incriminato, la ESIC ha diffuso i nomi di 37 coach colpevoli di aver sfruttato il bug per portare il proprio team alla vittoria. Ciascuno dei responsabili finora scoperti ha ricevuto un periodo di ban da un minimo di 3 fino a un massimo di 36 mesi, ma l’indagine è solamente all’inizio e si potrà considerare conclusa solamente verso la fine di ottobre.

Il celebre coach brasiliano Guerri non ha sfruttato l’indebito vantaggio, ma è stato bannato ugualmente.

E ADESSO? – A prescindere dal periodo di ban assegnato ai coach dalla commissione, gli allenatori hanno dovuto confrontarsi con le decisioni prese dalle proprie organizzazioni di riferimento. Alcuni sono stati licenziati in tronco, mentre ad altri è stato concesso il beneficio del dubbio. Dalla lista dei nomi dei colpevoli, del resto, non sono emerse solamente personalità della scena T2 di Counter-Strike, ma anche di vere e proprie istituzioni di questo eSport come ad esempio FaZe Clan, OG, NaVi e MIBR. Nelle ultime ore ha fatto discutere la decisione di assegnare 4 mesi di ban anche a quei coach che, pur trovandosi nella condizione di imbrogliare, hanno invece scelto di non riferire alcuna informazione ai giocatori della propria squadra. Di conseguenza, accanto allo spettro di un’integrità competitiva difficile da mantenere, è emerso anche quello di un’indagine quantomeno superficiale.

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